Quello che nessuno osa dire sui figli.

Valentina Galletti

Quello che nessuno osa dire sui figli

Fonte/Video sottotitolato:
http://www.internazionale.it/video/2016/10/21/quello-che- non-si- dice-sui- figli

Il filosofo Alain de Bottom, nella sua video-rubrica “School of life” pubblicata sul sito di Internazionale, propone varie riflessioni su come la cultura e la storia del pensiero ci aiutino nella nostra vita quotidiana. Mi piace molto la sua idea e il suo intento. Per questo motivo ho scelto di commentare uno dei suoi video, quello in cui parla dell’esperienza di avere e crescere dei figli. L’ho scelto perché trovo che molte delle cose che vengono dette abbiano a che fare con la psicologia e ciò su cui lo psicologo può intervenire.

Si evidenziano i pregiudizi, il senso di colpa, la frustrazione che i genitori possono provare di fronte a questa esperienza. Il messaggio che spero possa arrivar loro è la decolpevolizzazione attraverso la condivisione di informazioni più complete rispetto ad un’esperienza sulla quale spesso si creano molti miti.

Come viene sostenuto nel video la nostra società ci porta a idealizzare la nascita e a sovrainvestirla del ruolo di “portatore di felicità assoluta”. Non che non ci sia del vero in questa tesi, ma è parziale e non parlando mai dell’altro lato della medaglia, cioè quello delle normali fatiche, si contribuisce a far sentire più soli e tristi, nonché “sbagliati”, i neogenitori. Soprattutto sembra che in certi casi sia quasi un taboo il mostrarsi in difficoltà, frustrati, tristi e insoddisfatti di qualcosa che, dovrebbe imperativamente far sentire solo sensazioni positive.
La verità è che nella nostra società sembra prevalere l’idea che la maternità sia “solo gioia”, quasi temendo di prendere in considerazione un pensiero differente. È ad esempio il caso della depressione post partum, così faticosa per le donne proprio perché spesso si trovano da sole ad affrontare dei vissuti faticosi, difficilmente elaborabili e che molto probabilmente vanno contro la loro stessa credenza, in quanto parte della cultura predominante.

Nel video viene toccato marginalmente la delicata tematica delle coppie che non possono avere figli, fenomeno molto diffuso, che può provocare sensi di colpa, di inadeguatezza nonché grande tristezza. È qualcosa di cui non si parla abbastanza, che può far provare vergogna e far sentire isolati. Anche in questo caso credo che la condivisione dei vissuti e l’apertura ad un dialogo può contribuire a far sentire meno manchevoli rispetto alla propria capacità generativa e progettuale, declinazione possibile di uno dei compiti fase specifici della coppia adulta. Perché forse una grande fonte di sofferenza non è data solo dal non poter avere figli, ma soprattutto dal non poterne parlare.

Ma il punto centrale è quello in cui si parla della crescita e dell’educazione dei figli. De Bottom lo fa in modo molto ironico, come quando dice “gli psicologi dicono: siate gentili con i vostri figli e tutto andrà bene”. Magari fosse così semplice! Ciò che il video mostra è quanto possa essere difficile per i genitori accettare che, nonostante i loro migliori intenti, il proprio figlio possa dimostrarsi “ingrato” verso i loro sforzi. Il bambino ha bisogno di “utilizzare” i genitori per crescere, anche in un modo che può essere per loro poco piacevole.
I genitori devono tollerare di scontrarsi contro l’evidenza che non esistono scorciatoie per risparmiare ai figli la fatica di fare degli sbagli, poiché le nuove generazioni necessitano di poter ripetere gli stessi errori di quelle precedenti, per trovare nuove soluzioni creative e personali.

La separazione in fase adolescenziale, fondamentale per i figli per svilupparsi e scegliere di investire su di sé come persone, richiede il ridimensionamento delle figure genitoriali. Può comportare anche una forte svalutazione dei genitori e dei loro ideali. Non casualmente in psicoanalisi viene resa con la metafora dell’“uccisione del padre”.

“Molto impegno è richiesto ai genitori per produrre un risultato mediocre”, viene detto nel video, una dura verità con la quale fare i conti. Diventa quindi indispensabile scendere a compromessi tra i propri desideri e aspettative sul figlio e la realtà di ciò che lui sceglierà e riuscirà ad essere.

Per i genitori passare attraverso tutto questo non significa essere incapaci, inadeguati, aver fallito ecc.., ma che si tratta di normali difficoltà che accade a tutti di affrontare. Non c’è nulla di sbagliato di cui vergognarsi, non è facile ed è normale poter avvertire il bisogno di chiedere un aiuto.

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